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lunedì 23 luglio 2012

Les feuilles mortes

Da ieri 
a piedi nudi
cammino sulle foglie morte 
tesa
ascolto il tuo respiro
ma sento solo il fruscio
della mia veste bianca.

Sconosciute ti assalgono

le ignori
oppure ti spaventa 
il loro gemito?

Eppur è nitido

il grido
e travestita di pazienza 
osservo.

M’indispone lo spreco di momenti persi.

M’indigna lo scorrere sfrontato degli anni.

Vorrei fermarti

bloccarti
a braccia tese 
inchiodarti ad un tronco 
dal punto esatto delle mie mani
fino a completarne l’abbraccio.

Per quanto?

Non so.
É qui con me che tutto si ferma.


Ed eccomi

con lo sguardo perso di te
è scontato
questo mio modo 
di averti
di amarti.

Esse continuano a chiamare

ed io guerriera spavalda
le libererò
da te.

Esacerbata verso il tempo 

così fugace dei tuoi tempi
mentre io svelta e veloce
sospesa 
tramo
solo per te.


Esse attendono di cullarmi

le tue parole schiave
le parole ancora non dette
che son mie
solo mie.





Fermé


 Rimanere incollata a questa sedia osservando la porta che non s' apre.
Ma in tal caso dovrei correre dietro a quel bancone,scattare, come dici sempre
togliere un bicchiere e versarvi del liquore o altro.
Fare un caffè
inscenare piattino e cucchiaino
predisporre un sorriso
avviando un'affabile conversazione
con incognite e sconosciuti
desiderosi o meno di parlare
mentre carpire tutto questo sarebbe un'arte
saperlo gestire una minuziosa ricerca.
           Ma la porta a vetri non si muove
           per colpa di quel telefono maledetto.
Sono abituata padre mio
ad alzarmi all'alba per aprirla
accogliere assonnati clienti che han dormito sulla spiaggia
accomodare brioche calde e buone maniere
fingendo che mi piaccia farlo
invece di esser in vacanza come gli altri.
      Entrano di solito con la noncuranza di infradito sporche
      che imbrattano il mio, il tuo pavimento
      di costumi stupidamente colorati e profumo di olio di cocco
      penso al destino dei figli di questo mestiere
      costretti ad offrire cibo e melensi discorsi.
Quel telefono però ha annunciato la tua mancanza
e sulla porta c'è un cartello diverso oggi
che suona di addio
come la macchina del caffè che è rimasta fredda.


Pubblicata dalla Giulio Perrone editore nell'antologia MONOLOGHI DA CAMERA E DA VOLO 
aprile 2012

Ortensie



Siamo tutti schiavi di qualcosa, qualcuno.
Io vorrei essere schiava della libertà.



Premessa:

Ho amiche, amici con me.
Questa ama le ortensie, è nei suoi occhi il cielo.
Un'altra mischia i colori del tramonto a quelli dell'autunno
e dipinge una nuova casa.
E malinconica un'altra
traccia segni di ricordi
mentre abbraccia la sua bambina.
Il mio diario su di loro è infinito.
I loro nomi sono perle tra la sabbia.
Non hanno croci tra le mani.

ORTENSIE

Hanno dissetato fragili menti
con assolute verità
disciolte in potenti veleni.

Hanno sfamato gli umili
gli han dato pane di stupore
eccitazione sicurezze
gridando alla pace.

Il nulla
il buio
il dolore
mi fanno paura.

E' come il movimento inalterabile delle nuvole.
E' come l'erba che cresce senza comando.
E' come il volo dei pipistrelli in cielo
nell'ombra della notte
in alfabeti da decifrare.

Chissà se sanno oppure..
vanno soltanto.

Nel nulla
nel buio
nel dolore
ho cercato.

Affermano di conoscere
affermano di credere
e stringono mani, libri, convinzioni..

Io credo nel dolore:
urla agghiaccianti mi han raggiunta
tra strettoie dipinte di azzurro
dove si aggirano spettrali camici bianchi
dove vagano donne frettolose
dove con attrezzi mostruosi si salva
o si uccide.

Ma io appartengo ad un grande albero
le mie mani nell'abbraccio
non arrivano a congiungersi
questa è la mia preghiera.
Chissà se è stata ascoltata.

Io credo nella cattiva volontà:
di volti segnati e occhi senza stelle
dove uomini armati
legano, violano, uccidono.

Ed io appartengo ad una nuvola bianca
si erge in cielo da diva
se ne impossessa
non c'è rete che la imbrigli.

Dicono di credere
e stringono libri, croci, certezze, armi..

Appartengo ad un girasole cresciuto nel campo
in ogni suo petalo abbandono la mia anima
ed il futuro se lo porta il vento
dove
non so.

Io credo nella morte:
maestosa signora che bussa senza preavviso
apro e m'inchino
a lei
senza scampo
anch'io, come gli altri.

Mentre io appartengo agli arcobaleni
quelli del cielo, del bosco e dei giardini coltivati con amore:
tratteggio la mia identità
scegliendo ogni volta
ciò che desidero essere.

Dicono che sia la Sua Volontà
e stringono idoli, libri, speranze
chiudono e aprono porte, pensieri, vite..


Appartengo ad un grande cespuglio di ortensie
dove dalla stessa pianta
sbocciano fiori di diverso colore
tra mille sfumature
mi slego dalle imposizioni.
Sarò il lilla oppure il blu intenso
il bianco
il verde
il rosa
chissà se..

Lui sa.

Licenza Creative Commons
bacodaseta: ricette, poesia e fantasia. by Patrizia Bacuzzi is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

Chicchi Bianchi


Scappa tra foglie consumate
scricchiolii accartocciati d' autunno
di lontano sole tiepido
sotto suole delicate.


Dove sei ?
Vorrei parlarti amore
grido mute parole..


Lei non c’è
calpesta aghi di pino
sul viale.


E’ bello questo sole d’inverno
offuscato da nuvole chiare
traspare una luce priva d’intenti
immobile
indecisa
statica.


Ti cerco
tra mura vuote
amore che fugge
vorrei rivelarmi a te
invitarti ad un banchetto
per noi due soli..



Di lacrime
si bagnano i mughetti
è raggiunta dalla loro fragranza
mentre si attarda
nel cuore
a seminar bugie.


Chiamarmi è inutile
gioco nel sole di primavera
sazio di organze bianche
di veli sgranati nel riso
di risate e brindisi
accecata da calici brillanti
nauseata dai fiori d’arancio.


Perchè fuggi ? 
Vorrei soltanto dirti
che hai tutto il mio amore.

Lei non c’è
è uscita tra le peonie
nel viola sgargiante e profumato
a nasconder affanni.


Di raffinate scarpe bianche
si son saziati i miei occhi
il frufrù della seta sui chicchi gettati in aria
mentre la sera lui scompiglia
il lavoro di estetista e parrucchiere.

Non ci far caso mia dolce
se non sembra il tuo momento
non è per me ragione
di amarti meno..

Lei non c’è
è uscita a raccogliere lavanda in fiore
si appaghi il suo animo di quel blu
tenga a bada ogni pretesa
e la procella che la scuote.

3 giugno 2004 Bacodaseta



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Sguardi


 Lei ritirava i panni stesi con gesti meccanici ma dolci
mentre sembravano non finire mai
uno sull'altro
dentro il cesto.
§                               Se due sguardi non si sono mai incontrati come potranno reggere un amore?
C'era un notevole sforzo nel sostenere la conversazione
con la persona che aveva davanti
privo dell'interesse dovuto all'occasione
seguitò a parlare,
la stanchezza  guidava il corpo.
§                               Due occhi cercano e a volte trovano altri occhi pronti ad ingaggiare un duello.
Vuotando piatti e bicchieri sporchi
alcune stoviglie possono rompersi
lasciando dei cocci nel lavandino
pronti ad infierire come detriti di un passaggio.
§                               Se non hai potuto verificare l'intensità di uno sguardo, come puoi dire d'amare?
Il calpestio delle scarpe su un suolo
non significa per forza passeggio
sentiva la borsa pesare sulla spalla sinistra
e in quel momento avrebbe voluto abbandonarla
in un qualsiasi corridoio della vita.
§                               E' uno sguardo che fugge per forza sinonimo di paura? Si potrebbe catalogare un sogno?
Mentre guardava fuori dalle vetrate
si chiedeva come diventare simile agli altri
certa che mai sarebbe stato possibile
e questo doleva in fondo all'anima.
§                               L'energia di uno sguardo è potente, indipendentemente dalla bellezza degli occhi.

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