domenica 22 luglio 2012

Un appello a chi possiede un cane e a chi lo vorrebbe.

Chi possiede già un cane sa già quanto amore questi animali possono dare incondizionatamente, sa già che essi pendono dal nostro affetto e dipendono da noi, dalla nostra generosità.
La mia Tea ha avuto un cucciolo che ora ha un mese, posso dire che il suo istinto materno ha molto da insegnare a tante donne, forse cucciole anche loro, tanto inesperte o impaurite, chissà..non lo dico certo per giudicare.
E' notizia di questi giorni di una giovane donna che ha gettato un bimbo nel cassonetto,  l'altro gemellino è stato ricoverato ma non ha potuto salvarsi. Ebbene vedendo la mia cagnolina e l'impegno che ci mette nel prendersi cura del suo piccolo, credo che anche noi in quanto mammiferi dovremmo imparare a riconoscere ciò che sentiamo istintivamente, verso i nostri piccoli. Osservandoli imparo ogni giorno un sacrificio che a loro nessuno ha insegnato, quante volte invece noi umani dotati di cervello che riteniamo superiore facciamo l'opposto? Quante altre volte "per cultura" non ascoltiamo il nostro istinto? Peggio ancora per egoismo?
Ecco il mio appello a chi pensa di prendere un cane: pensate bene all'impegno che state per prendervi. Un cane non è un giocattolo, di cui stancarsi non appena ci si rende conto che comporta tempo, energie e denaro.
E' anche vero che vi renderà l'investimento con interessi affettivi superiori a quanto potete immaginare, ma calcolate anticipatamente la spesa, per "spesa" intendo dire tutto ciò che il suo mantenimento, la sua cura comporta.
Sento persone dire che non vogliono cani piccoli, amano solo cani grandi.
Ebbene, anche a me piacciono i cani grandi! Eppure ho preferito impegnarmi con un cane piccolo!
Sapete perché?
Un cane piccolo è meno impegnativo di un cane più grande. Cominciamo dal fatto che in casa, molte persone abitano in un appartamento senza giardino, un cane grosso è più difficile da gestire.
Pensate solo allo spazio che occupa, all'odore che emana, a ciò che consuma e..produce a sua volta.
E' tutto proporzionato alla sua grandezza!
Con questo non sto dicendo che non potete tenere un cane grosso, ma mettete in conto che sarà più impegnativo.
E gli spostamenti? Pensate alla vostra auto, al bagagliaio, al cane delle dimensioni che desiderate, immaginatelo dentro l'auto.
Le vacanze:  a chi lo lascerete? Sarà più facile piazzare un cane grande o piccolo? Portar in albergo un cane grande o piccolo? Informatevi!
 Chi lo terrà quando andrete via? Potete permettervi un asilo per cani o una tata per cani?

Tea e Johnny

Johnny Bravo

Johnny Bravo




Gustavo

Purtroppo proprio prima delle vacanze molti cani vengono abbandonati, è bene sapere in ogni caso che per quanto il nostro carattere possa essere molesto (senza offesa ma tutti a volte lo siamo), quanto possiamo essere ingombranti, antipatici, mal odoranti (un cane ha un olfatto incredibile, il nostro è niente a confronto) o sciocchi, nessun cane che ci abbia adottato ci abbandonerebbe mai.

sabato 21 luglio 2012

Digestivo alcolico

Questa ricetta me l'ha gentilmente passata un'amica appena conosciuta di nome Maddalena. Io e Mad ci conosciamo grazie ai nostri cani, due jack russel. Da poco siamo diventate anche "consuocere" dal momento che la mia cagnolina Tea e il suo cane Gustavo si sono accoppiati ed è nato uno stupendo cucciolo di nome Johnny ( Bravo)!
Fortuna mia è che Mad sia proprio una bellissima persona.



Prendete un vasetto, di dimensioni come quelli che si usano per conservare la salsa di pomodoro casalinga, sistemate accuratamente all'interno delle zollette di zucchero, dei pezzetti di bastoncino di vaniglia o cannella (secondo il vostro gusto), qualche pezzo di scorza di limone. Riempite il vasetto con alcool da cocktail puro...fino a coprire tutte le zollette.
Lasciate riposare al buio per circa un mese ricordando ogni tanto di capovolgere il vasetto per amalgamare aromi ed essenze sprigionati dalla bacca o legno.

Degustate con il caffè usando una zolletta di zucchero imbevuta di liquore, oppure succhiando la zolletta pura.

Grazie Maddalena per avermi fatto ricordare che quand'ero piccola e mi recavo dalla zia in Francia, mi veniva dato ( solo ogni tanto) un piattino con sopra la zolletta di zucchero e una goccia della grappa fatta in casa da mio zio. Questo piccolo assaggio si chiama "le canard" ovvero l'oca.

Ovviamente oggi non lo faremmo mai perchè sappiamo che ai bambini l'alcool fa male dal momento che il loro fegato non è in grado di metabolizzarlo.

Sarebbe ottimo servire questo digestivo anche accompagnato da biscottini con gocce di cioccolato. Che ne pensate? Lo vedrei bene gustato con un sottofondo musicale di Debussy .. Concerto per piano per esempio.
Fatemi sapere!


venerdì 20 luglio 2012

Quiche zucchine e gamberetti

Un' altra ricetta per le preparazioni veloci, quando siamo davvero di corsa e non sappiamo cosa mettere in tavola, ma per fortuna esistono i piatti unici ..e le quiche o torte salate come volete chiamarle, per me è solo una questione romantica!


Delle quiche se ne possono fare infinite ricette e varianti, di solito uso la fantasia e soprattutto gli ingredienti che ho in casa, quindi se non avete il tempo d'impastare voi una pasta per la base ( e andrebbe bene farla anche con il Bimby per esser veloci, o una qualsiasi impastatrice) quando fate la spesa metteteci anche una base di pasta sfoglia di quelle rotonde, o brisé e tenetela in frigo per la serata in cui andate di fretta.
In un post futuro vi darò la ricetta per una base fatta in casa.


E' anche una ricetta comoda per le preparazioni in anticipo, cioè quando avete ospiti, perché anche voi possiate stare a tavola con loro e godervi la serata, com'è giusto che sia. 
E ricordate che spesso le quiche sono ancora più buone quando si raffreddano.



Ingredienti:
1 base di pasta sfoglia rotonda
2 zucchine
10/15 gamberetti nordici precotti
1 confezione di ricotta
4 cucchiai di latte sostituibile con bevanda di soia per chi è intollerante
zafferano possibilmente in pistilli
facoltativo: quartirolo ( io l'ho usato perché lo avevo in casa)


Tagliate a dadini le zucchine e ponetele a caso sulla sfoglia che avrete appoggiato su una teglia rotonda.
Io uso quella per il microonde funzione grill crisp che per le quiche è perfetta sia per cottura che per velocità, ma va benissimo una teglia normale e il forno tradizionale.
Sbattete due uova con il latte, un pizzico di sale, e volendo un po' di quartirolo grattato, aggiungete la ricotta ed emulsionate, poi versate il tutto sulle zucchine, spolverando poi con lo zafferano, che darà un tocco di colore: come vedete qui.














Cuocete nel microonde funzione grill crisp se l'avete per circa 10 minuti, togliete e aggiungete i gamberi, cuocete ancora qualche minuto, dai 2 ai 4 senza farla asciugare troppo, deve rimanere bella morbida ma dorata.
Nel forno tradizionale invece a 200° per una ventina di minuti circa, controllando che non asciughi troppo e con lo stesso criterio per i gamberetti che son già precotti e comunque necessitano di una cottura breve per non diventare stopposi.

Provatela con una pallina di gelato a fianco al gongorzola e noci, io ne ho provato uno a questo gusto in una gelateria in centro a Bergamo sulla rotonda dei mille il cui nome è agri all.
Potreste comprare una vaschettina tutta con questo gusto insolito e .. Stupire i vostri ospiti!
Hanno anche il gelato alla violetta per palati che amano sensazioni nuove.. E ce lo vedrei altrettanto bene.
Anche Essenza altra gelateria ma in Trescore Balneario ( bg) hanno gusti che stupiscono e incantano, perfetto da abbinare a questa quiche sarebbe quello alle cipolle di tropea.
Insomma sbizzarritevi! In cucina potete osare!

Durante al preparazione o mentre la gustate, ascoltate un buon pezzo Jazz come questo...sono le cose che piacciono a me!! La conoscete?




Quartirolo sott' olio

Questa è una di quelle preparazioni che potrete tranquillamente fare e tenere in frigo per gustarlo quando ne avrete voglia. 
Mi piacciono molto quelle pietanze che si possono preparare in anticipo, utili poi come accompagnamento, che arricchiscono la vostra tavola permettendovi di trovarle già fatte all'ultimo momento e a voi?
Il quartirolo lombardo è un formaggio compatto, un po' acidulo, molto magro che a me personalmente da solo non dice molto, ma preparato in questo modo è davvero gustoso.
Sostituite il quartirolo con la feta greca e ditemi se l'effetto è altrettanto piacevole.
Per chi invece non può o non desidera consumare formaggi, vi propongo la stessa identica ricetta sostituendo il quartirolo con del tofu.


Usate un vasetto delle dimensioni che ritenete opportune a seconda di quanto ne vorrete preparare , io ne usato uno di quelli col tappo ermetico, ma l'importante è che l'olio copra gli ingredienti sia per insaporirli che per conservarli. 
Le dosi sono per un vasetto di piccole dimensioni. 

Per quanto riguarda i pomodori secchi, io li compro già secchi e poi li metto dentro un vaso con olio d'oliva da usarsi al bisogno, comunque volendo li vendono già pronti nell'olio.


Ingredienti:
Olio d'oliva extra vergine quanto basta
4 cucchiaini rasi di semi di sesamo
7 foglie di basilico fresco
3 pomodori secchi già messi nell'olio

Tagliate a dadini il quartirolo. Ponete sul fondo del vaso il basilico che avrete lavato, asciugato e tagliato grossolanamente, un cucchiaino di semi, un poco di olio.
Appoggiatevi sopra un po' di formaggio e proseguite nello stesso modo a strati con tutti gli ingredienti. Coprite con l'olio fino all'orlo.





Orzo freddo

Arrivate di corsa a casa e guardate l'orologio, accidenti sono già le 11,30 e sta per arrivare vostro marito!
I bambini hanno fame e voi non avete ancora nulla in pentola!
Avete fatto tardi senza rendervene conto..e ora?
Cosa metto in tavola?
Vi suggerisco una ricetta estiva che potrete preparare sia in anticipo, per esempio quando saprete di far tardi, che in circa 20 minuti.

Ho usato un orzo che cuoce in 12 minuti.

Ingredienti per 4 persone:
quattro bicchieri rasi d'orzo ( di solito uso questo sistema o quello di disporre l quntità in un piatto fondo, tenendo presente che poi il chicco raddoppia)
3 mozzarelle
10/15 pomodorini
5 foglie di basilico
20 gamberetti piccoli nordici
un pezzetto di quartirolo grattuggiato
olio d'oliva extravergine

Fate cuocere l'orzo in acqua bollente salata, scolatelo, sciacquatelo e lasciate raffreddare, se ne avete bisogno subito irroratelo con acqua fredda sciacquandolo fino a che non è freddo.
Aggiungete i pomodorini tagliati a cubetti, il basilico tagliato grossolanamente, i gamberetti,la mozzarella a cubetti. Grattatevi sopra un po' di quartirolo.
Regolate di sale e condite con olio.
Voilà!

Abbinerei questo piatto fresco a ll'ascolto di questo gruppo che ha la dote di poter fare ciò che si vuole con la propria voce, ascoltateli mentre preparate, la musica non deve mai mancare mentre si cucina.




Ora se ne avete voglia leggete questa poesia di Edgar Lee Masters, sarei curiosa di conoscere quali associazioni mentali ne trarrete.

La collina
Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
L’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
Uno fu arso nella miniera,
Uno fu ucciso in una rissa,
Uno morì in prigione,
Uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
La tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di un parto illecito,
Una di amore contrastato,
Una sotto le mani di un bruto in un bordello,
Una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
Una inseguendo la vita lontano, in Londra e Parigi,
Ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag -
Tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
E il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
E il maggiore Walker che aveva conosciuto
Uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
E figlie infrante dalla vita,
E i loro bimbi orfani, piangenti -
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è quel vecchio suonatore Jones
Che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
Fronteggiando il nevischio a petto nudo,
Bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
Non al denaro, non all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
Delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
Di ciò che Abe Lincoln
Disse una volta a Springfield.

giovedì 19 luglio 2012

Il mio amico speciale


Oggi invece di una ricetta vi propongo un piccolo racconto, tanto per riflettere insieme su certe sensazioni belle e positive che alcune persone sanno trasmettere con semplicità e in modo naturale. Tanto per non distrarci da ciò che la vita ci dà ogni giorno, generosamente. Cogliete l'attimo! Mentre leggete ascoltate questo brano se ne avete voglia.


Lui ha un bel cane, peccato sia cieco. Abita proprio all'imbocco di quella scalinata ripida che mi porta verso il mio giardino preferito: Jardin en haut.
Mi piace andarvi per la grande varietà di fiori, il frastuono delle cicale in estate, l'invadente profumo di lavanda ed eucalipto, i mandorli fioriti in primavera, le piante esotiche e le millenarie.

Ritrovo me stessa, la mia infanzia, quella triste di bimba solitaria a tratti introversa, ma anche quella spensierata e felice, che veniva qui in vacanza tutti gli anni.

Ed eccomi a ripensare alle giornate estive dagli zii senza figli, spesso senza la compagnia di altri bambini.
Mi riempivano di attenzioni e di affetto, in modo quasi invadente.
Poi il mare, la sabbia, gli incontri con altri bambini, la campagna, l'altalena, ricordi alla rinfusa e sapori, odori..

Penso a me che giocavo  nella stradina sotto casa, con le bimbe del vicinato. Al gioco dell’elastico, in cui si saltava a turno, gioco che da me in Italia ancora non era arrivato.

Torniamo qui, torniamo ad ora.
Sono di passaggio: è Pasqua e son venuta sola.
In quella casa una volta sempre piena di ospiti, c'è  la zia ormai anziana, ed io mi lascio trasportare da abitudini e profumi che qui non cambieranno mai: con essi varco la cortina dei ricordi.

La mattina sa di caffè e marmellata fatta in casa, si ascolta la radio come quando lo zio era ancora vivo e non voleva si comprasse la televisione.

Per fortuna un giorno la zia l'ha comprata, tanto lo zio non era più così dittatoriale come un tempo, anche se guai ad accenderla di mattina.
Esistevano ancora delle regole: le sue.

La cucina è pervasa dal profumo d’ acqua di Colonia, era il dopobarba dello zio.

Rimane qui anche senza di lui, ogni mattina. Ha impregnato la carta da parati quel rito mattutino, quando si sedeva al tavolo della cucina, con lo specchio rettangolare appoggiato al tavolo e si radeva, si pettinava. Ricordo ancora il suo sguardo accattivante, quando mi attirava a sé chiedendomi :"mi dai un bacio?"


Prendo la scusa del pane: tre baguette dovrebbero bastare ed esco a fare una passeggiata. Riesco a sganciarmi dalle raccomandazioni di mia zia, pedante ed esagerata come sempre, nel suo modo di volermi troppo bene. Nel suo vedermi sempre bambina.
Mi giro a guardarla dall’uscio, mi si stringe il cuore nel vederla sofferente non tanto per i dolori dovuti all’età, ma a quelli delle vicissitudini e del carattere.
Vorrei abbracciarla, dirle che anch’io le voglio tanto bene, ma non posso farlo, vengo attratta fuori dalla voglia di scappare lontano da lei.
Lontano dal suo amore soffocante, che ora non sopporto. Via!

Mi piace salire per le stradine dietro casa, l'appartamento sta sulla strada che divide una parte della città nuova da quella vecchia: Rue Saint François e Rue de la Repubblique.
Amo percorrere gli stretti viottoli sotto lo sguardo curioso dei gatti che sbirciano dai davanzali.
Amo questa città, rientra nei frammenti di una cartina immaginaria di appartenenza, dal momento che ho vissuto in paesi diversi e non mi identifico con un solo posto.

Quando mi chiedono innocentemente di dove sono, sorrido, dovrei rispondere come faceva mia madre: "oriunda di.."

Ma non  sono stati  solo gli spostamenti durante la mia vita a determinare questo esser vaga sul "di dove sono", ma l'eredità di quelli che mi hanno preceduta: nonni, zii, parenti..ho ereditato da loro frammenti di radici diverse, come se il mio essere si riconoscesse nell'amore per luoghi lontani fra loro: è difficile da spiegare.

 Raccolgo promesse da fittoni spezzettati e li traduco in linfa vitale.

Mi fermo ad inquadrare porte, finestre, balconi: sono una pittrice in cerca d'ispirazione, cerco di fissare i colori tipici della Provenza, respiro l'aria malsana di queste case un po' ammuffite, dei rigagnoli d'acqua che scorrono ai lati delle vie e l'assorbire tutto fa di me l'unica cosa che conta: una persona vera.
Almeno questo lo spero!

Sono attratta da tutto ciò che incontro, guardo, annuso, tocco, scopro e ripongo in fondo al cuore ogni esperienza, lo faccio ogni volta che vengo qui a Hyérès.
Sì assorbire è proprio la parola giusta.

Proseguo assaporando il regalo che anche oggi questa meravigliosa città mi farà, l'incontro con il mio amico speciale.

Arrivata vicino alla scalinata, quella che mi porta al giardino "in alto" ( così si chiama) mi fermo sempre davanti a un portone aperto, serrato solo a metà da una tavola di legno grezzo, e saluto il cane che mi viene incontro, che non mi vede, ma mi sente.

E’ consuetudine:  solo un attimo e lui arriverà. Nell'oscurità dell'ingresso coglierò la sua figura distinta.
"Bonjour" e poi il suo sorriso elegante, incredibilmente affabile.

Scivolando verso me con la gentilezza di chi ha un dono per attrarre a sé le anime romantiche:
"Ma voi..siete Italiana.." starà traslando quella che ormai è la sua lingua, oppure sarà un "voi" d'altri tempi?
"Io son Piemontese, ma abito qui dal '40" riaccende il sorriso se gli rispondo in Italiano.

"Ci siamo già conosciuti" dirò soavemente, quasi sottovoce, ma nell'intimo spererò di averlo conosciuto anche in una vita passata.

"Ah!Siete voi!" ovviamente non ricorda nemmeno il mio nome, da un anno all'altro forse dimentica anche la nostra conversazione, ma come il suo cane si affida all'istinto.

"Che bellezza, siete tornata! Che notizie mi portate?" la sua allegria è sempre così contagiosa, delicato e attento alle parole come sempre.

"Il tempo è bello e.. scorre " ma le parole a quel punto non sono che un canale per ascoltare il suono gradevole delle nostre voci, innamorate e perse nei nostri reciproci sorrisi.

Con le sue dita mozze accarezza la tavola di legno che ci separa, vi si appoggia per sporgersi e vedermi più da vicino.

Io lascio che ammiri il mio viso pulito,  mi lascio travolgere dall'incanto del suo garbo.
Era un falegname, e questa, doveva essere la sua falegnameria..
Mi riempie di gioia il pensiero che quelle mani abbiano costruito tante cose utili, piacevoli, belle, solide.
Tanto lavoro è passato per quelle mani, ne vedo il segno, vorrei toccarle.
E tanto tempo è passato..credo superi i novant'anni.
Nell'ultimo tratto la strada si fa più ripida.
Eccomi qui finalmente. Ansimante per la salita e per l'emozione d'incontrarlo.

Eccomi al nostro appuntamento, sono sicura che avrò l’impressione che mi abbia aspettato, anche se è passato più di un anno.
Eccomi mon ami.

E' chiuso..sarà perché è una Pasqua fredda, penso.
C’è un po’polvere sulla porta, strano.
Che faccio? Busso?
Sto per alzare il pugno, quando una passante mi grida: " Monsieur il n'est plus là, il est mort."

mercoledì 18 luglio 2012

Bacodaseta: perché il mio blog si chiama così?



Bacodaseta non è un nick o un alias, è il significato del mio cognome.



Esiste un paesino sperduto sui colli bergamaschi, piccolo talmente da esser dichiarato frazione, ma antico com'è antica la storia che lo descrive.

Luogo di funeste guerre, di scorribande di barbari, di devastazioni, miseria e morte, ed anche ai tempi del feudalesimo continuò ad essere servo di signorotti o duchi, che ne sfruttarono le terre e i contadini che vi abitavano.

Nel 1100 circa, quando i Comuni si formarono, quel piccolo borgo di proprietà di una nobile famiglia, ricca e antichissima, detta Assonica divenne un Comune e portò il loro nome.


I nobili Assonica avevano proprietà terriere ovunque, in Bergamo e provincia, ma il piccolo borgo era il luogo privilegiato delle vacanze dove avevano la residenza estiva, in campagna, ai piedi del monte Canto Alto.



Passarono ancora gli anni e la provincia si dibatteva in lotte intestine tra guelfi e ghibellini, il Comune di cui parliamo venne distrutto dai guelfi il 4 agosto 1363.



Più avanti perse per sicurezza la sua natura di Comune e divenne frazione, appoggiandosi alla vicina Sorisole, quando Venezia col potere della sua Repubblica assoggettò tutta la bergamasca e ne abolì le diatribe.



Alla fine del seicento la famiglia Assonica scomparve per mancanza di eredi e i beni furono acquistati da un certo Andreolo Fiardi, originario della Spagna, che essendo appassionato coltivatore di bachi da seta, venne soprannominato (Bacuucis in latino)  Bacuccio, Bacchio, gentilizzato poi in Bacuzzi, cognome che gli rimase e che ricorre frequentemente in Azzonica e Sorisole. 



copia dello stemma originale, con contorno in gesso, riportato nel giornalino del paese  anni fa




Si narra che i Fiardi fossero anche chiamati i "cavalieri della stella".


La famiglia Bacuzzi ebbe tra i suoi componenti molti religiosi, poeti, un sindaco.


Nella casa del 1700 in cui vissero i miei avi dove la mia bisnonna Caterina Milesi e il mio bisnonno Andrea Bacuzzi ebbero 22 figli, c'era all'ingresso principale lo stemma di famiglia. 

Esso raffigurava un grande gelso e su una delle sue foglie un baco da seta.

 Dietro i colori: verde, azzurro e rosso. In alto la stella di Davide.

Lo stemma originale era contornato da rilievi in gesso,  non portava certo la scritta con il cognome Bacuzzi come quello con cui è stato sostituito ora .





In quella casa nacquero e vissero i miei nonni, mio padre ed i miei zii.


stemma attuale dipinto sul muro

casa Bacuzzi di Azzonica











stemma riprodotto da una pittrice del luogo

Mi chiamo Patrizia e mi piace pensare che i miei avi insieme alla ricchezza portarono anche un

mestiere nuovo e pieno di fascino, cultura e lavoro per molte persone.
Il baco che produceva seta preziosa, piena di riflessi colorati, soavi. Un lavoro delicato e difficile, rischioso e affascinante.

Poter dar voce ad emozioni e sogni, all'intimo segreto, in modo delicato e dolce, è un lavoro che considero prezioso, come quello del piccolo baco che intesse fili di seta. 

Ognuno di noi lo sa fare in tanti modi diversi, ne sono certa.
Eccomi, sono qui per questo, con dolcezza e rispetto per voi, per quello che propongo.



La cucina è un luogo magico, io sono figlia di un cuoco, da cui ho imparato tante cose,



soprattutto la capacità di sperimentare sempre e di guardare gli ingredienti con

occhi attenti e ammirati! Ho respirato aria di cucina, ingredienti, gesti,  fin da bambina quando entravo

"nelle cucine" di mio padre ( che non si accontentava mai e per questo abbiamo 

viaggiato e sperimentato nuovi posti per tutta la mia infanzia) piena di curiosità

 ed un poco timorosa di disturbarlo mentre lavorava.

Ho imparato ( spesso a mie spese) com' è "un cuoco preso dal servizio" 

come si vive il momento cruciale in cui si effettua l' impiattamento! 

Quanta energia, quanta voglia di riuscire, quanta passione! E quanto timore da 

parte mia nel vedere tutti così tesi!


Ma ho tanti ricordi felici del cucinare con mio padre: preparare teglie enormi di

lasagne, saper tagliare le patate da friggere , ed ero solo una bambina!

Ho proseguito l'addestramento in cucina con una zia che abitava in Francia, la 

quale ha messo le basi di molti dei miei piatti.  Ho cucinato al suo fianco mentre

 elargiva generosi consigli e tattiche.

 Era italiana, migrante friulana, che ha raccolto le ricette più sfiziose e nutrienti

di altre amiche appassionate come lei, italiane provenienti da diverse regioni 

italiane, francesi di varie regioni della Francia.

Mia zia Cesira (Cécile) era sposata con un modenese..e questo ha fatto di lei la cuoca incredibile che era!

Cucinate quindi con i vostri figli e nipoti, genitori, zii o nonni che siate, 

sappiate che è un modo meraviglioso di stare insieme e d'imparare

reciprocamente.




Questo blog non ha l'intenzione di portarvi verso la perfezione di piatti stellati.


Sono qui semplicemente per condividere con voi ciò che di buono ho trovato, sperimentato, assaggiato. 
Senza la pretesa di essere un grande Chef ( perché al maschile? una grande Cheffa?) ma con la voglia di alleggerirvi la giornata, di darvi preziosi suggerimenti, di aiutarvi a guardare oltre gli ingredienti con un'attenzione speciale a ciò che sono realmente. 
Ecco perchè vi parleró degli alimenti e delle loro proprietà, da un punto di vista scientifico e nutrizionale.
Con l'intenzione di portarvi in un mondo colorato, fatto di profumi e odori..stellati!

Il Blog di Bacodaseta sarà quindi un argomento ( forse anche una ricetta)abbinata ad un brano musicale, così che quando cucinate o riflettete, possiate ascoltare musica che si armonizza a ciò che state facendo. Vi sembra strano? Provare per credere! Ci saranno anche articoli di attualità che vorrò condividere, ingredienti specifici ed alimenti su cui vorrò approfondire, recensioni di libri e anche altro. 

Foto dello stemma originale precedente a quello attuale ( e molto più bello)
Il Blog inoltre proporrà sempre una poesia, alla fine di una ricetta o di un argomento. Oppure una mia poesia.
 La poesia può riempire di gioia la vostra casa ma soprattutto la vostra vita.
 Il poeta quando scrive non è esattamente sé stesso e basta, ma entra in contatto con il proprio io profondo ( senza esserne cosciente, o meglio ne sarà cosciente solo dopo aver scritto, quando rileggerà) con la propria saggezza, che non conosce.

Questo tipo di saggezza è un patrimonio che si è costruito nel tempo, non da soli, qualcosa di profondo, ancestrale, sacro e tramandato.

Leggere una poesia vi assicuro non è mai una perdita di tempo.

E' sempre una risorsa.

Una scoperta.

Una rinascita.

Spero con questo Blog di farvi arrivare tutto questo. 

Grazie se mi seguirete in questo percorso.

Se volete lasciate dei commenti, mi farà molto felice.


Buona lettura💕




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