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Bacodaseta: perché il mio blog si chiama così?

Bacodaseta non è un nick o un alias, è il significato del mio cognome. Esiste un paesino sperduto sui colli bergamaschi, piccolo talme...

mercoledì 3 aprile 2013

Mulhouse

U
Municipio storico di Mulhouse lato Cattedrale

Sono appena tornata da Mulhouse una splendida città 
dell'Alsazia Lorena e devo dire che questa città l'avevo nel cuore da sempre, anche se non l'avevo mai vista se non in
foto.

E' una città importante per la mia famiglia.
Mia madre Bruna nel 1931 (31-3-31) è nata proprio a Mulhouse, lì ha fatto i suoi primi passi, è andata alla scuola bilingue ( tedesco -francese), mentre i genitori, italiani provenienti da un piccolo paese in provincia di San Daniele del Friuli, lavoravano.
I miei nonni Anillo e Brigida dopo la grande guerra avevano serie difficoltà economiche, e si trovarono a fare scelte difficili pensando al bene dei figli.
Avevano una grande casa in campagna e terreni, ma mancavano i generi di prima necessità e il lavoro scarseggiava.

Un giorno però Anillo ricevette una lettera, un invito dal fratello Adelchi che partito per la Francia aveva trovato lavoro senza problemi e si era fatto un buon nome.
Di lavoro a Mulhouse ce n'era tanto, anche per le donne.

Arrivati nel paesino di Riedisheim che ora è  
un borgo antico con la periferia adiacente alla città di Mulhouse e fa parte della stessa, mio nonno Anillo non perse tempo, prese la sua famiglia e li portò in centro alla città per osservare le persone che vi abitavano.
Giunti nella piazza principale si sedettero su una panchina e Anillo disse a moglie e figli:
" guardate bene come si vestono, qui le donne portano il cappello e non il foulard come voi due.
Ora andiamo in un negozio e compriamo abiti adeguati."

Mia madre mi raccontò diverse volte che in quegli anni parlare italiano per strada risultava sconveniente. 

Si parlava francese o tedesco, mentre in casa la lingua ufficiale era il friulano.
Ma l'italiano meglio non parlarlo, per non sentirsi presi in giro, chiamati "maccheroni e spaghetti", sentirsi additati..
ma ciò nonostante succedeva comunque di sentirsi presi di mira o chiamati con nomignoli scherzosi ..se andava bene.

 Quando succedeva lei rispondeva dentro di sé : "Kartoffen" (patate in tedesco).
Ma guai a farsi sentire, il nonno l'avrebbe sgridata e punita, bisognava portar rispetto per gli abitanti di un Paese ospitante, un Paese che ti dà lavoro, che ti salva.


Gente umile, ma ci teneva a specificare la mia mamma, che il nonno era "Mastro Muratore" in grado di costruire una casa partendo da zero, senza l'aiuto di ingegneri o architetti.
La nonna aveva già due figli, quando mia madre arrivò: Cesira di 16 anni e Maurice Rizieri di 11.

Dichiarare di essere incinta a 40 anni fu per lei difficile, specialmente perchè si vergognava di farlo sapere alla figlia più grande.
Invece per Cesira fu una gioia incredibile, come portare a spasso la sorellina appena nata col passeggino in seguito.
Cosa che a Mulhouse, raccontava poi, era normale che lo facessero anche gli uomini, come pure il bagno ai bambini ogni sera, impensabile abitudine in Italia.
Adelchi e Maria avevano quattro figli: Fidalma e Lucien della stessa età dei cugini, Alma e Adele piú piccole, fratelli e cugini crebbero e fecero esperienze insieme.

Fidalma, Cesira, mia nonna Brigida e Maria sua cognata, lavoravano nella fabbrica di filo Alsaziana più importante dell'Europa (D.M.C.), mentre i bambini Rizieri e Lucien andavano a scuola e la piccola Bruna cresceva.

Più tardi i miei nonni, finita la seconda guerra, tornarono in Italia nella loro casa di campagna, a Rodeano Alto ,paesino a 5Km da San Daniele del Friuli, mentre mia madre restò ancora qualche tempo con la sorella che nel frattempo si era sposata con Alfredo di origini modenesi (Mirandola) che guidava gli autobus.

Maurice Rizieri, fratello di mia madre, sposò una tedesca e si trasferì i Brasile, dove trascorse tutta la vita, dove ho una parte della mia famiglia.

Alfréd e Cecile si naturalizzarono francesi su richiesta del governo subito dopo la guerra, altrimenti avrebbero dovuto rientrare in Italia, cosa che Alfréd non voleva fare dopo aver ricevuto tante cattiverie dai fascisti.
In tempi di guerra avevano nascosto e salvato diversi ebrei che scappavano dalla Germania e da Nazisti.
Scelsero la Francia come loro Paese adottivo e si trasferirono a Hyérès nella  stupenda regione del Var, in Costa Azzurra, conosciuta anche come Provence.
Vissero lì tutta la loro vita, senza aver figli.

Bruna, mia madre, fu per loro figlia, amata sempre.

Mia madre restò con loro fino a 12 anni, frequentando la scuola francese e non parlando mai l'italiano se non al rientro a casa dei suoi!

Tutto questo per raccontarvi di Mulhouse..

la prima casa dei miei nonni (azzurra, ora è un museo) nel centro storico di Riedisheim


..e di come ho ritrovato questa bellissima città proprio come nei racconti della mia mamma: un luogo fatato, con le case col tetto a punta.

Con le cicogne sui tetti ( Alzace pays des cigogne)

I suoi ricordi di bimba han preso forma, hanno un posto d'onore nella memoria familiare.

Un posto magico che è soprattutto nel mio cuore, da sempre.




Il municipio storico di Mulhouse




La cattedrale di Mulhouse




Piazza del Comune a Mulhouse


Paesino sulla via del vino

Paesino tipico sulla via del vino

Un tipico dolce Alsaziano preparato da mia cugina

Via di Mulhouse

Galline per Pasqua

Tetti di Mulhouse

Tetti di Mulhouse


Paesino sulla strada del vino

La tomba di famiglia
L'usanza di decorare le vetrine e le case per Pasqua

Galline per Pasqua

Galline per Pasqua

Galline per Pasqua